sabato 13 giugno 2015
L'Istante di Roberto
#3 - Spoglie e frammenti d'Italia
L'Istante di Roberto
(anonimo terremotato)
journal + reportage
I disastri e le calamità che accompagnano la storia del nostro paese mettono a nudo le sue ataviche fragilità. Il terremoto che colpì la provincia dell'Aquila nel 2009 lasciò molte vittime e macerie non solo nel tessuto urbanistico, soprattutto in quello sociale. L'Aquila ancora oggi è una ferita aperta sull'incapacità dei governi di risanare la devastazione
di Pasquale Aiello
Il luogo è Camarda, frazione dell’Aquila, colpita dal terremoto del 6 aprile 2009.
L’estetica di un terremoto è fatta, immediatamente, di macerie. Il suo cortocircuito, purtroppo, è la fine del fluire di informazioni, pochi mesi dopo il suo manifestarsi. Cessare, insomma, di essere “notizia”. La memoria dei fatti ed il sostegno delle ragioni ricade su chi il terremoto l’ha subìto e su chi ha vissuto questa esperienza drammatica con loro.
di Pasquale Aiello
Il luogo è Camarda, frazione dell’Aquila, colpita dal terremoto del 6 aprile 2009.
L’estetica di un terremoto è fatta, immediatamente, di macerie. Il suo cortocircuito, purtroppo, è la fine del fluire di informazioni, pochi mesi dopo il suo manifestarsi. Cessare, insomma, di essere “notizia”. La memoria dei fatti ed il sostegno delle ragioni ricade su chi il terremoto l’ha subìto e su chi ha vissuto questa esperienza drammatica con loro.
Gli istanti di Roberto - vai alla gallery >>
Ho incontrato, come volontario, la popolazione terremotata di Camarda nel giugno del 2009. Devo ammettere che è difficile essere sintetici e non cadere nella retorica nel descrivere il dramma, il dolore, la forza ed la voglia di riscatto di questa gente. Ho quindi affidato la mia necessità di raccontare allo strumento che meglio padroneggio ( o tento di fare): la fotografia.
Dopo tre anni ho fatto una riflessione sulle tante immagini raccolte. Molte di queste raccontano la lenta entropia di Camarda, che molto è dovuta al progetto C.A.S.E., prontamente sviluppato sulla collina di fronte al paese. Altre raccontano della gente che, invece, ha resistito alla disgregazione dei luoghi; non sempre, però, senza danni interiori.
Dopo tre anni ho fatto una riflessione sulle tante immagini raccolte. Molte di queste raccontano la lenta entropia di Camarda, che molto è dovuta al progetto C.A.S.E., prontamente sviluppato sulla collina di fronte al paese. Altre raccontano della gente che, invece, ha resistito alla disgregazione dei luoghi; non sempre, però, senza danni interiori.
Roberto scrive sul muro della sua casa terremota e lesionata - vai alla gallery >>
Credo che un obiettivo della fotografia dovrebbe essere quello di dare valore a realtà considerate, a torto, marginali. Rompere l’accerchiamento, intervenire sull’assuefazione del vedere e creare le condizioni per raccontare e non far dimenticare.
Le foto che presento non sono solo dei fogli di carta sensibile ma impressioni dettate da una luce particolare, crepuscolare. La luce disegna forme e sintetizza emozioni, circostanze, e da valore a quella che mi piace definire una piccola/grande storia. Un istante da raccontare.
Roberto scrive sul muro della sua casa terremota e lesionata, nella zona rossa di Camarda. Non l’aveva mai lasciata la sua casa…a costo, anche, di dormire nella macchina parcheggiata davanti al portoncino quando la terra continuava a tremare. Una resistenza agli eventi portatori di macerie, anche interiori. Un atto di ribellione, di liberazione e, forse, di speranza. La speranza di tornare e di ricominciare.
Le foto che presento non sono solo dei fogli di carta sensibile ma impressioni dettate da una luce particolare, crepuscolare. La luce disegna forme e sintetizza emozioni, circostanze, e da valore a quella che mi piace definire una piccola/grande storia. Un istante da raccontare.
Roberto scrive sul muro della sua casa terremota e lesionata, nella zona rossa di Camarda. Non l’aveva mai lasciata la sua casa…a costo, anche, di dormire nella macchina parcheggiata davanti al portoncino quando la terra continuava a tremare. Una resistenza agli eventi portatori di macerie, anche interiori. Un atto di ribellione, di liberazione e, forse, di speranza. La speranza di tornare e di ricominciare.
Camarda, frazione dell’Aquila, colpita dal terremoto del 6 aprile 2009 - vai alla gallery >>
Roberto, che conserva in una piccola scatola i suoi versi scritti su carta, traccia poesie e pensieri liberi con la sua matita su una materia precaria, il muro della casa, sempre più screpolato e spaccato, che rischia di scomparire insieme ai suoi versi e ad ai suoi pensieri. Ci racconta del terremoto con commozione, manifestando la sua preoccupazione di salvare gli affetti più grandi cercando, ci racconta, da padre, di non piangere nel momento drammatico che toglie a tutti ogni certezza. E con ironia, esorcizzando con i versi ed il dialetto la paura e la precarietà del futuro.
Cogliere questo istante irripetibile è stato il testimoniare il punto finale di un percorso, una linea retta che non è mai voluta diventare parabola…nessuna flessione, ma andare dritti fino in fondo alla vita. Un grande gesto il suo, forte e sincero, quasi nobile.
Il mio, più modesto ma fortemente sentito, quello di farlo conoscere. E per non dimenticarlo, oggi che non c’è più.
© www.fotobiettivo.it / pasquale aiello
Cogliere questo istante irripetibile è stato il testimoniare il punto finale di un percorso, una linea retta che non è mai voluta diventare parabola…nessuna flessione, ma andare dritti fino in fondo alla vita. Un grande gesto il suo, forte e sincero, quasi nobile.
Il mio, più modesto ma fortemente sentito, quello di farlo conoscere. E per non dimenticarlo, oggi che non c’è più.
© www.fotobiettivo.it / pasquale aiello
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Unknown
03:16
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